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1968 - Route di Pasqua del FUOCO AGI Mo1: il racconto di Bianca Maria

dall'album della Route
dall'album della Route

GRUPPO AGI MO1

Route di Pasqua 1968

Destinazione: Isola d’Elba

Ci ritroviamo nel primo pomeriggio, bel caldo e già clima pasquale, alla stazione “Grande” di Modena. Ovviamente arriviamo chi in autobus, chi a piedi, ancora pochi padri ( e meno che mai madri!) hanno l’auto per poterci scorrazzare.

Gli zaini sono quelli comperati come “residuo bellico” al mercato di Livorno o del lunedì a Modena, ben pieni perché i sacchi a pelo sono pure quelli militari e da soli occupano un bello spazio.

L’allegria e i richiami sono alle stelle, quando arriva il treno ci siamo dimenticate di salutare chi resta … e si parte.

Il treno ci porta fino a Livorno, poi da qui a Piombino, dove arriviamo che è ormai buio. Il traghetto ci aspetta per portarci fino all’isola d’Elba, ma per arrivare a rio Maggiore ( o Rio nell’Elba?) si deve fare un trasbordo su un altro battello.

E’ ormai notte, il mare è tranquillissimo, la luna sembra fatta apposta perché possiamo metterci a cantare a squarciagola “All night, all day “ facendo più voci e mimando il suono del sax e della tromba.

Mai stata sino ad allora su un traghetto e da sempre con un vero terrore del mare, partecipo a tutto senza far caso al buio che ci circonda, illuminato solo da quella luna meravigliosa.

Approdiamo finalmente (forse alle 23) al minuscolo porticciolo di Rio nell’Elba, dove ci attende la canonica della chiesa. Prendiamo posto in un enorme stanzone dal soffitto altissimo, che servirà da “refettorio” e da camerata. Stanche morte ceniamo con gli ultimi panini rimasti e ci infiliamo nei sacchi a pelo.

Al mattino ci attende una bellissima sorpresa:la canonica sorge a picco sul mare, illuminata da un sole appena sorto e già luminoso. Turisti, dati i tempi ancora remoti, sull’isola non ce ne sono, quindi abbiamo la possibilità di seguire le misteriose e un po’ macabre funzioni religiose del triduo pasquale:a me rimane impressa la processione del “Cristo morto”, un Gesù crocifisso, portato a spalla tra le viuzze del paese rischiarate solo dalle candele dei fedeli, che gettano ombre sui muri delle piccole case, a quell’epoca ancora tutte abitate.

Ognuna di quelle giornate ha per me il sapore della scoperta e dell’imprevisto: riusciamo a perderci nella foresta bassa e intricata di alberi spinosissimi alla base del Monte Volterraio, oppure peschiamo, a piedi nudi nelle acque limpidissime, i gusci dei ricci di mare da portare a casa

Qualcuna di noi, poi, viene anche abbordata da qualche ragazzo del posto, che spiega come la maggioranza dei giovani uomini sia costretta ad imbarcarsi sulle navi mercantili per mancanza di lavoro e si senta … tanto sola!

Un giro a Porto Ferraio, forse anche una puntata alla villa che ospitò Napoleone … la Route è già finita!

Sono sincera, di quei giorni non ricordo grandi catechesi o chiacchierate importanti attorno ad un fuoco, ma l’amicizia, la spontaneità e il sentire comune di quei giorni me li porto ancora dentro !

Bianca Maria

… ah dimenticavo:

Capo Fuoco: Carla Ferrari

Scolte: Matilde Palmieri, Mirella Frascaroli (?), Franca Gorrieri, Picci Cavazzuti, Paola Gorrieri, Gianna Bandieri (?), Titti Bini, Maria Cristina Rossi, Maria Rita Rossi, Mirella Cigarini(?)

P.S.:sicuramente ho dimenticato o confuso i nomi di tante amiche, sono passati troppi anni e di quei giorni ho conservato soprattutto dei ricordi luminosi, che mi hanno accompagnato anche nei giorni più difficili


P.S. DELLA REDAZIONE

se qualcuno ha altri documenti fotografici di questo evento raccontato da Bianca Maria ... ce lo faccia gentilmente sapere, grazie

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